Prossimità alle famiglie

Prossimità alla famiglia

La Bibbia è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari, fin dalla prima pagina, dove entra in scena la famiglia di Adamo ed Eva, con il suo carico di violenza ma anche con la forza della vita che continua (cfr. Gen.4), fino all’ultima pagina dove appaiono le nozze della Sposa e dell’Agnello (cfr. Ap.21,2.9). Le due case che Gesù descrive, costruite sulla roccia o sulla sabbia (cfr. Mt.7,24-27), rappresentano tante situazioni familiari, create dalla libertà di quanti vi abitano, perché, come scrive il poeta, «ogni casa è un candelabro» (Amoris Laetitia n.8).

«Partendo dalla bella metafora di Borges, ‘ogni casa è un candelabro’, papa Francesco ci invita ad uno sguardo non dall’alto, ma da accanto: è varcare la soglia di ogni casa, alla doppia luce della parola di Dio e dell’amore che lì brilla.

La vita, sempre in movimento verso un oltre, ha bisogno di essere ospitata in una forma, che non la può ingabbiare né esaurire, ma le deve consentire di esprimersi, di radicarsi, di fiorire. La famiglia è il luogo dove la vita è desiderata, accolta, custodita, fatta crescere, lasciata andare» (Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, introduzione ad Amoris Laetitia).

PROPOSIZIONE 5. Il CPU invita ogni soggetto ecclesiale e ogni realtà ecclesiale, o che nella sua identità si ispiri a valori evangelici, come ad esempio le Scuole Materne, a mettere la famiglia al centro delle proprie priorità e della conseguente azione, senza idealizzazioni o inutili moralismi. È da cercare piuttosto di ascoltarne i bisogni, facendosi prossimi alle fatiche e alle ferite delle famiglie, ma anche valorizzando e promuovendo le energie e le capacità che ogni famiglia porta in sé. In altre parole, non potrà esserci percorso o attività pastorale che non si chieda anzitutto come farsi prossima meno inadeguatamente alla famiglia, così come la incontriamo nella realtà, anche se plurale nel suo esserci.

PROPOSIZIONE 6. Il CPU invita la catechesi, la liturgia, l’animazione, l’agire Caritas, la gestione delle risorse e le modalità di utilizzo dei beni immobili delle nostre Comunità a interrogarsi prioritariamente su scelte e contenuti di prossimità alla famiglia, comprensibili e credibili nel nostro tempo, anche cercando nuovi percorsi come la promozione di una rete di famiglie prossime ad altre in affanno, o con l’estensione del sostegno scolastico a supporto della genitorialità, o con modi nuovi e integrati nel territorio che possano sostenere il dialogo di coppia e la genitorialità.

PROPOSIZIONE 7. Il CPU chiede che, nel limite del possibile, siano elaborate e pubblicate ricerche sulle situazioni di emarginazione e/o di difficoltà per meglio comprenderne le ragioni storiche, sociali, economiche, politiche, coinvolgendo in tale azione anzitutto la comunità cristiana, ma se possibile anche realtà già presenti nel territorio come ad esempio l’Università degli adulti/anziani e le Amministrazioni pubbliche.

PROPOSIZIONE 8. Il CPU ritiene più che mai necessario promuovere e alimentare il Fondo di solidarietà, nei modi e tempi da individuare nella concreta programmazione pastorale e nella responsabilità dei singoli cristiani, a seconda dei doni e dei beni che il Signore ha loro affidato. Tale fondo va destinato ai singoli e alle famiglie in bisogno che il Centro di ascolto e di accompagnamento Caritas gestirà, evitando assistenzialismi che fanno delle famiglie oggetto di cura ma non ne promuovono la soggettività inclusiva verso l’autonomia nel rispetto delle reali possibilità della persona, sostenendo anzitutto percorsi di formazione al lavoro.