Prossimità al territorio

«Io sono il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe», così Dio si manifesta a Mosè sull’Oreb come “Identità” che abita la vita dei Padri, la loro storia, i loro vissuti incarnati in un dato tempo e in un dato luogo.

Il Territorio concretamente si definisce e si articola nell’insieme di soggetti diversi ma non estranei gli uni agli altri: anzitutto la realtà geografico-ambientale e storico-culturale; le istituzioni amministrative, scolastiche, sanitarie, di pubblica sicurezza; il mondo dell’impresa industriale, di credito o previdenziale; le attività agricole, artigianali e commerciali; tutte le realtà associative che con modalità statutariamente diverse ma similari promuovono l’aggregarsi attorno a proposte e a interessi plurali; da ultimo anche le Comunità cristiane, sia nella loro diversificata dimensione associativa che in quella giuridica, quali enti morali.

Parlare di territorio non è dunque pensare a una realtà statica e definita una volta per sempre, semmai si tratta di un divenire continuo e permanente, di un intreccio interdipendente che nel bene e nel male incide sulla qualità della vita di ciascuno, capace di costruire come anche di compromettere pericolosamente il futuro delle nuove generazioni.

PROPOSIZIONE 1. Il Consiglio Pastorale Unitario (CPU) esprime anzitutto plauso e riconoscenza a tutte le persone che in modo diverso, nei diversi soggetti territoriali, si spendono per il Bene Comune, impegnando ciò che sono e spesso anche ciò che hanno.

Ma altrettanto come Consiglio Pastorale non possiamo giustificare l’autoreferenzialità che talvolta ci caratterizza: chiusi nei propri interessi e quindi non disposti al rispetto e alla valorizzazione delle diversità soggettive che abitano il medesimo territorio; così come non possiamo accettare meschinità concorrenziali, denigrazioni fatte di pettegolezzo e prive di qualsiasi minimo spessore etico.

Detti atteggiamenti hanno di fatto come scenario un territorio vissuto come un’arena di competizioni laceranti.

Ci spenderemo dunque nel nostro piccolo, anzitutto per vigilare su noi stessi, sulle nostre Comunità e sui diversi soggetti che abitano gli spazi parrocchiali perché l’autoreferenzialità non debba e possa attecchire. Ma cercheremo ancor di più di seminare e promuovere uno stile di relazione, con chiunque, improntato a simpatia, cordialità, gentilezza, mitezza, stima, sempre cercando e privilegiando, se necessario anche unilateralmente, ciò che unisce rispetto a ciò che divide.

PROPOSIZIONE 2. Il CPU è riconoscente alle persone, famigliari o meno, che in modo diverso si dedicano e si prendono cura delle persone sole, soprattutto se anziane e/o malate.

I ministri della Comunione, come il gruppo di auto mutuo aiuto nella rielaborazione del lutto, già esprimono la prossimità delle nostre Comunità a chi vive nell’infermità o nella solitudine ferita, che il lutto inevitabilmente produce. Resta tuttavia necessario che le nostre Comunità continuino ad interrogarsi – con il CPU – sul come poter ancor più farsi prossime al disagio di tante persone, sia in rete con le Istituzioni, sia sostenendo nuove proposte per un volontariato di prossimità affidato alla formazione e al coordinamento della Caritas UP.

PROPOSIZIONE 3. Le ore della nostra vita attiva sono spese nell’ambiente del lavoro e nell’esprimere-coltivare i propri interessi nella libertà e volontarietà delle scelte. Il lavoro perciò, non solo il volontariato, è un luogo fondamentale dove si convive “prossimi” ad altri lavoratori, e dove la vita delle persone può crescere in percorsi di vicinanza positivi o da cui può uscirne sfiancata, qualora l’ambiente di lavoro risultasse negativo o addirittura disumanizzante.

Il CPU, consapevole che ben poco può rispetto al determinarsi dei percorsi e degli ambienti lavorativi, non smette di esortare chi esercita responsabilità o addirittura ne ha titolarità, perché il lavoro e il sistema lavorativo siano spazi di prossimità umanizzante e di realizzazione delle persone: nel rispetto dei valori umani, di cui la giusta retribuzione è parte essenziale, della dignità delle persone, dell’ambiente, del sistema produttivo-economico-finanziario, finalizzato primariamente al bene-essere della Comunità nel suo insieme intesa.

Resta quindi importante, come Comunità Cristiane, continuare a interrogarsi su come farsi prossime al mondo del lavoro, peraltro in grande cambiamento, pur riconoscendo la pochezza delle proprie competenze e possibilità. Siamo inoltre ben convinti che il lavoro è strada maestra anche per il riscatto di persone accompagnate nella prossimità, in percorsi di promozione personale e di inclusione sociale.

PROPOSIZIONE 4. Il CPU si impegna, nel limite del possibile, a proporre un itinerario di approfondimento biblico e teologico sulla prossimità all’essere umano. Tale percorso, proposto a tutti, sarà articolato in modo da prevedere una pluralità di accostamenti: informazione e conoscenza da parte di specialisti, incontro con vissuti di solidarietà, visite guidate a espressioni artistiche, verifica e restituzione dell’incidenza formativa delle esperienze.